mercoledì 6 maggio 2009

MOB STRATEGY

Non tutti i brand e non tutti i prodotti si adattano efficacemente ad una comunicazione in stile Mob. Anche a livello intuitivo e senza un'approfondita analisi di marketing, si può capire come alcune categorie merceologiche racchiudano un "potenziale Mob" molto più elevato rispetto ad altre.
Per fare un esempio pratico, è molto difficile che un profumo o un gioiello
siano commercializzati in maniera adeguata tramite uno spot in stile Mob,
perché essi, per propria natura, propongono il valore della distinzione e della
superiorità dalla massa.
D’altro canto, anche i prodotti banalizzati e indifferenziati non sembrano
molto adatti: il prodotto deve essere innanzitutto in grado di coinvolgere
potenzialmente il consumatore. Potremmo dire che il Mob ben si adatta
a comunicare Swatch, ma non Rolex; marche di birra, ma non di vino;
abbigliamento sportivo Nike ma non griffato Armani.
Alcuni brand , specialmente quelli legati ai settori dell'intrattenimento, della comunicazione (telefonia, vedi le ultime pubblicità di Vodafone) e abbigliamento sportivo, stanno incentrando la loro comunicazione attorno allo stile Mob, facendolo diventare una cifra stilistica del proprio modo di comunicare.
Alcuni esempi? Nike, Heineken, Bavaria, Orange e, ultima in ordine di tempo, T-Mobile, con il suo claim Life's for sharing, declinato in attività Mob che coinvolgono spontaneamente passanti in luoghi pubblici.
Nell'ultimo post protagonista era Trafalgar Square, ma prima c'era stata la stazione di Liverpool, trasformata in pista da ballo.
Mob: cause life is for sharing

1 commento:

angelo ha detto...

Ah, ma adesso ci lanciamo nello strategic planning! Wow.